editoriale

LIPPI: BALOTELLI? SOLO CAVOLATE…

C’è una sola persona oltre al Premier che si permette di non rispondere alle domande. Anche quando a porle è il quotidiano sportivo per eccellenza, attraverso la penna non certo sovversiva dell’editorialista Luigi Garlando. Signor Lippi,...

Sabine Bertagna

C’è una sola persona oltre al Premier che si permette di non rispondere alle domande. Anche quando a porle è il quotidiano sportivo per eccellenza, attraverso la penna non certo sovversiva dell’editorialista Luigi Garlando. Signor Lippi, c’è posta per lei attaccava l’articolo. A seguire 10 domande (sulla falsariga di quelle poste da Repubblica al Presidente del Consiglio) chiare e dirette, cadute rovinosamente nel vuoto. Mario Sconcerti, in un’intervista realizzata in esclusiva per il nostro sito, aveva dichiarato che il calcio riflette lo stato del paese, che sei come giochi e viceversa. Dell’attaccante nerazzurro Mario Balotelli aveva inoltre detto essere l’evoluzione moderna di Gigi Riva, una definizione fantastica, che rievoca antichi campioni con altrettanto antiche peculiarità. Sarebbe pronto Mario per la Nazionale, gli avevamo chiesto? Tecnicamente senza ombra di dubbio, era stata la risposta. Non pronto, prontissimo. Però c’è un problema. Lippi punta sul gruppo e sull’equilibrio dello stesso. Il gruppo, questa entità sconosciuta. Sembra un dogma sul quale è proibito interrogarsi. Un gruppo variegato, come lo ha definito Marcello, ma che ha già capito cosa gli conviene fare (sostenere il ct come fa sempre e comunque Cannavaro) e cosa gli conviene invece evitare (vedi le esternazioni di Pazzini verso Amauri). Pena l'esclusione. Ci sarà un momento nel quale sarà necessario avviare un cambio generazionale? Non mentre alla guida c’è Lippi, a quanto pare. Che si permette di rispondere o non rispondere a suo piacimento a domande provenienti da un collettivo che lui, volente o nolente, rappresenta: la nazion(al)e. Liquidato il tormentone Cassano (ormai non si sforza neanche più di regalare risposte che esibiscono il nulla, tace e basta) e benedetto quello su Amauri (è evidente che si servirà di lui), Lippi sceglie semplicemente di che cosa parlare. Inevitabile la richiesta di un’opinione sul caso Balotelli (un caso che riguarda un italiano, ricordiamocelo). Il ct azzurro poteva rispondere in mille modi e uscirne indenne come solo lui sa fare. E’ stata una vigliaccata. E’ un problema atavico. Puniamo le curve. Non è la prima volta. Non si può fare niente. Una qualsiasi presa di posizione poteva andare bene, in fondo Mario non deve essergli simpatico più di tanto. E invece come si è soliti fare in un sistema di tipo omertoso è calato il silenzio. “Sul caso Balotelli non ho niente da dire”. Tradotto: non me ne può importare di meno. Siamo un paese, che scopre di essere multietnico, ma che di questo bagaglio non si vuole occupare seriamente. Né nella politica, tanto meno nel calcio. La proposta di portare Mario in nazionale per combattere proprio quell’inciviltà che ci rosicchia dall’interno non avrà probabilmente un seguito. E il silenzio di Lippi è a questo proposito più illuminante di tanti discorsi. La sua faccia sembra dire solo una cosa: Non parlo di cavolate!

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