editoriale

NIENTE PAURA, CI PENSA JOSE’….

Si è presentato ad Appiano Gentile il 3 giugno 2008, con queste parole: “Io non sono un pirla”. Divertito e anche un pò stupito, il mondo del calcio non ha da subito capito il significato di quelle parole, all’apparenza gettate...

Alessandro De Felice

Si è presentato ad Appiano Gentile il 3 giugno 2008, con queste parole: "Io non sono un pirla". Divertito e anche un pò stupito, il mondo del calcio non ha da subito capito il significato di quelle parole, all'apparenza gettate lì per far presa al primo colpo. In realtà il messaggio era chiaro: "capirete presto di che pasta sono fatto". Non ci è voluto molto, in effetti. Inutile ripercorrere una per una le conferenze stampa, mai banali, dell'uomo venuto da Setubal. Espressioni entrate ormai nel gergo comune come "zero tituli". Frasi che hanno fatto luccicare gli occhi dei tifosi nerazurri e battutacce tirate ai rivali di sempre di Milan e Juventus che hanno lasciato di stucco un mondo, quello del pallone, abituato da sempre alle "sante alleanze" e all'ipocrisia fine a se stessa. La verità è che Mourinho, questo mondo, l'ha cambiato. Partendo dai media, è vero, ma non facciamo l'errore di metterci da un pulpito a denigrare chi, con i mezzi di comunicazione, ci sa fare. L'eloquenza è una qualità antica ma mai come ora importante per chi vive di sport, a questi livelli. Josè è un maestro in conferenza stampa ma ha dimostrato di esserlo anche nello spogliatoio e sul campo d'allenamento. Impossibile far passare inosservato (anche se qualcuno ci ha provato) il lavoro che ha fatto sulla squadra dopo la partenza di Ibra. Impossibile non applaudire il nuovo gioco dell'Inter, che alla seconda di campionato ha disegnato alla lavagna 4 gol al Milan di assoluta perfezione. 4 gol disegnati alla lavagna da lui, Josè Mourinho. E pazienza se qualcuno lo giudica arrogante, presuntuoso o chi più ne ha più ne metta. La verità è che il popolo nerazzurro lo guarda come ha guardato solo i più grandi della sua storia. Con affetto e dedizione. Si sente protetto da chi è pronto a scendere in campo ogni giorno, ogni minuto, per difendere la sua squadra e la sua gente da chi, a conti fatti, avrebbe "zero tituli" per parlare. Lippi ha avuto la sua più che legittima replica: "Un ct non dovrebbe mai indicare prima del campionato chi vincerà". Sacrosanto. Ovunque, ma non in Italia. Perchè mentre Buffon parla con il rispetto dei grandi, Fabio Cannavaro, che prima di parlare di Inter dovrebbe ogni volta farsi un esame di coscienza, prova a creare scompiglio giocando sulla pelle del giovane Santon. Niente paura, però, ci pensa Josè....

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