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De Canio: “Tudor somiglia a Conte, sono coinvolgenti. Motta? Aver tolto…”

Gianni Pampinella Redattore 
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Intervistato da Tuttosport, Gigi De Canio ha commentato la scelta della Juve di affidare la panchina a Igor Tudor

Intervistato da Tuttosport, Gigi De Canio ha commentato la scelta della Juve di affidare la panchina a Igor Tudor. "Già nell’anno e mezzo alle mie dipendenze al Siena Igor mostrava l’attitudine al ruolo di tecnico. Era il mio allenatore in campo. Con me a Siena giocava quasi sempre da centrocampista centrale. Lo schieravo in mezzo al campo in modo da sfruttare la sua grande intelligenza tattica".

Invece nello spogliatoio com’era il croato?

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«Tudor era uno che si faceva rispettare. Aveva una personalità forte che metteva al servizio del gruppo per trascinare i compagni verso l’obiettivo da raggiungere. Quando parlava, lo ascoltavano tutti in silenzio. Un vero leader».  

 

Nel suo secondo anno senese c’era anche Conte…

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«Che risate e che scintille tra quei due! Ad Antonio lasciavo durante la settimana la gestione dei movimenti dei vari reparti, in particolare per la sua esperienza spesso si concentrava sui centrocampisti e così doveva allenare direttamente Tudor. Erano due caratteri forti e Igor aveva spesso da ridire sui modi e sugli ordini di Conte, ma sempre con rispetto dei ruoli e con educazione. Allora Antonio ci andava ancora più duro negli allenamenti. Era una sfida continua. Seppur buoni amici, nelle sedute e nelle partitelle non si risparmiavano affatto per prevalere l’uno sull’altro».  

Tudor sembra Conte come allenatore. Lei che li conosce bene sposa questo paragone?

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«Si somigliano, entrambi sono passionali e coinvolgenti. Antonio era ed è tuttora bravissimo a catturare subito l’attenzione dei giocatori, entrando nella loro testa e nel loro cuore. Penso che pure Igor possa fare la stessa cosa alla Juve. Sono molto diretti nel parlare in faccia ai calciatori, che alla lunga apprezzano questa loro chiarezza e danno il massimo per loro».  


Visto da fuori, cosa non ha funzionato nella Juve di Motta?

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«Le grandi rivoluzioni in casa Juve non hanno mai pagato. La Juventus è una società che ha una sua storia e una sua identità, difficile cambiarla. Bisogna vincere. In più in ogni grande squadra ci devono essere i leader di riferimento nello spogliatoio. Aver tolto giocatori importanti come Danilo, Szczesny e Rabiot per ringiovanire così tanto è stato un errore. Idem lasciare tutto in mano all’allenatore e alle sue idee di gioco si è rivelato un azzardo che non ha pagato. Adesso, con Tudor, mi aspetto una scossa positiva». 

(Tuttosport)