Tra le pagine dell'edizione odierna di Tuttosport, Guido Vaciago, direttore del quotidiano, ha analizzato così l'eliminazione della Juventus dalla Champions League e l'operato di Thiago Motta: "Motta ha fallito il primo obiettivo stagionale: gli ottavi di finale di Champions erano il confine tracciato nel budget della Juventus, anche e soprattutto per ragioni economiche. E gli ottavi di finale sono stati mancati contro una squadra non irresistibile, nel complesso tecnicamente inferiore alla Juventus, ma forse più smaliziata e pronta a certe sfide. Il Psv era battibile e la Juve doveva batterlo, si è invece complicata la vita fin dalla partita di andata e termina in modo inglorioso il cammino in Champions League. Ed è un peccato, perché questa, giovane, in fase di transizione, con tante giustificazioni, resta la Juventus e Motta dovrebbe ricordarselo anche quando parla, senza difendere quello che, per esempio, il suo capitano non difende.


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Vaciago contro Motta: “Fallito il primo obiettivo. Quando parla, dovrebbe ricordarsi che…”
Si è a lungo discusso nel corso degli ultimi mesi del grande credito di cui godeva e gode Thiago Motta (d’altronde tra una partita e l’altra si può solo parlare): chiacchiere sostanzialmente inutili perché il destino dell’allenatore lo decidono solo i risultati. E ieri uno dei compiti che gli era stato affidato non è stato portato a termine. E questo peserà nel giudizio finale sul suo operato. Anche perché non è stato eliminato contro il Real Madrid per un rigore che non c’era all’ultimo minuto, ma contro il Psv e dopo una serie di errori evitabili. Ora, per tenersi la Juventus, a Motta rimangono il quarto posto e la Coppa Italia, ma in campionato si è giocato già molti bonus e i margini di errore si sono ridotti al minimo. Peccato, la vittoria contro l’Inter aveva alimentato un positivo entusiasmo e una incoraggiante convinzione nella squadra.
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Ma i limiti di questa Juve restano sempre gli stessi e, d’altronde, Motta non poteva illudersi di averli superati con le quattro vittorie consecutive delle ultime settimane. Li abbiamo raccontati tante volte: una squadra giovane e inesperta, cui manca lo spessore caratteriale per gestire situazioni difficili come una sfida a eliminazione diretta di Champions. Serve la conoscenza di chi ci è passato e la personalità resistente alle tensioni: né l’una né l’altra fanno parte del bagaglio della rosa bianconera. Lo si sapeva a inizio stagione, non intervenire è stato un rischio calcolato da chi ha dovuto far quadrare le esigenze tecniche e anche i conti, se è stato calcolato male lo si valuterà a fine stagione, intanto sfumano 11 milioni che servivano. Manca, di sicuro, l’apporto di Thiago Motta, ieri apparso inerme e che invece dovrebbe aiutare i suoi ragazzi, infondendo loro la sicurezza necessaria.
Anzi, i cambi sono parsi cervellotici e con il tempismo sbagliato: dopo il gol di Weah che aveva ridato speranze alla Juventus, forse cambiare subito i giocatori più stanchi avrebbe facilitato il controllo della partita che, in quel preciso momento, andava spenta, addormentata e controllata per spegnere l’ardore olandese. Insomma non scopriamo a Eindhoven i difetti di fabbrica della Juventus di Thiago Motta, ma ora ne certifichiamo i primi effetti veramente negativi. Restano, ultimi, i pensieri ricorrenti di questi primi sette mesi: del materiale con il quale costruire c’è, qualcosa è stato anche costruito (meno di quanto si potesse), per cui lasciare spazio allo sconforto del “tutto da rifare” sarebbe un errore. Certo c’è moltissimo da correggere e serve tantissimo lavoro per far crescere qualcosa".
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