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Bergomi: “Inter, fai male al Liverpool così”. E poi si scaglia contro il calendario

Marco Astori

Le parole dell'ex nerazzurro: "San Siro fattore: gli inglesi fuori casa a volte hanno sofferto. Bisogna che la gente si faccia sentire"

«Il Liverpool è forte e ha un attacco da paura». Apre così l'intervista concessa da Beppe Bergomi, ex capitano dell'Inter, ai microfoni del Corriere dello Sport in occasione della sfida di stasera tra i nerazzurri e il Liverpool. Tanti i temi affrontati dallo Zio, dal momento dei nerazzurri alle insidie di questa gara.

Qual è l'insidia maggiore per i nerazzurri?

«Si troveranno di fronte una formazione che ha ritmo, che verticalizza e sfrutta la velocità dei suoi attaccanti. Non pensate che cambi modo di giocare perché è in trasferta: in mezzo presserà e vorrà controllare la partita. Per l'Inter sarà complicato».

Inzaghi però ha mostrato fiducia e ha chiesto ai suoi personalità e determinazione.

«Ha fatto bene. I nerazzurri possono sfruttare in particolare le fasce: se Perisic e Dumfries stanno alti e spingono, possono mettere in crisi gli esterni del Liverpool, più bravi a proporsi e ad arrivare al cross che a difendere».

In mezzo al campo senza Barella come la mettiamo?

«Nicolò avrebbe fatto comodo perché in rosa un altro con le sue caratteristiche non c'è: lui abbina alla grande la fase di interdizione agli inserimenti, ha gamba, ritmo ed entusiasmo. L'Inter dovrà essere brava a sopportare il pressing degli inglesi senza perdere qualità nel palleggio. Se ci riesce, può aprirsi varchi interessanti e ripartire pericolosamente».

Al posto di Barella ci sarà Vidal che, scusi il gioco di parole, disputerà per l'ottava volta un ottavo di Champions.

«Confido nell'esperienza di Vidal e mi auguro che giochi con umiltà. Tante volte vuole esagerare con il colpo a effetto o con giocate che non sono nelle sue corde. Se scende in campo da Vidal, ovvero deciso nei contrasti, pronto a correre per aiutare i compagni e puntuale a inserirsi quando deve, può essere utile».

Chi toglierebbe al Liverpool?

«Ha una rosa da far paura ed è difficile sceglierne uno. In avanti sono tutti fenomeni, ma a me preoccupa in particolar modo Diogo Jota. Perché è quello che ha il nome meno altisonante degli altri, ma fa gol in tutte le maniere. Anche di testa. Poi, è chiaro, ci sono Mané e Salah...».

«Prima cosa, sfruttare le situazioni da palla inattiva. I due difensori centrali dei Reds hanno grande struttura, ma gli altri no e Inzaghi ha ottimi colpitori di testa. Bisogna calciare bene le punizioni e gli angoli per sfruttare la differenza di centimetri. Poi non bisognerà aver paura: l’Inter ha giocato un buon calcio anche all'andata con il Real e può ripetersi. Sperando che il risultato sia diverso».

Teme che la squadra arrivi un po' spremuta da un ciclo terribile?

«Purtroppo non sarà al massimo, questo è scontato, perché ha dovuto fare i conti con un calendario assurdo. Mi chiedo: ma come si fa a costringere chi arriva agli ottavi di Champions a sfidare, da gennaio in poi, Atalanta, Milan, Lazio e Napoli in campionato, la Juventus in Supercoppa più la Roma in Coppa Italia? Così chiunque andrebbe in difficoltà a livello fisico. Moralmente la squadra arriva bene a questo appuntamento. Non so però quante energie nervose abbia perché nell'ultimo mese ha speso tanto».

Dei tre in avanti, se fosse Inzaghi, a chi si affiderebbe?

«A Dzeko e Martinez. Anche se Lautaro non segna da un po’ in campionato e in Champions, i titolari sono loro due. Sanchez deve entrare dopo perché dà il meglio quando parte dalla panchina».

Si sbilanci, chi sarà decisivo per i nerazzurri?

«Dzeko. È un grande centravanti e lavora per la squadra. Sarà utilissimo anche stavolta».

San Siro può essere un fattore?

«Per me sì. Gli inglesi fuori casa a volte hanno sofferto. Bisogna che la gente si faccia sentire».