"Ci sono calciatori che, pur giocando in una squadra, incarnano lo spirito della nazione. E, se penso a Giorgio, vedo la persona giusta. Conoscendolo, può essere la figura ideale perché esprime valori importanti, conosce Mancini, è in empatia con lui e sa cosa vuol dire indossare quella maglia. In più ha smesso da poco e quindi conosce le dinamiche dello spogliatoio, i ragazzi che lo popolano, può dire sempre la parola giusta: l'ha fatto da calciatore e lo potrebbe sicuramente fare da dirigente".
L'Italia è reduce dal 3° posto in Nations: cosa ci lascia di buono la campagna olandese?
"Il fatto di aver rivisto dopo la seconda partita il Mancini "cazzuto", l'allenatore visionario e che si arrabbia dopo una domanda. Quando lui è stato così, ci ha portato a vincere. In più la Nations ha confermato che va scelto un sistema di gioco, nel caso della Nazionale il 4-3-3 mi sembra quello più funzionale, e poi fare su questo degli aggiustamenti. Ma soprattutto, come ho detto, bisogna ripartire dallo spirito mostrato dall'allenatore dopo la vittoria sull'Olanda: lì ho rivisto il Mancini che mi piace tanto".
La ferita per il Mondiale perso però sanguina ancora...
"Mancini arrivava da un Europeo vinto dopo più di cinquant'anni ed era giusto permettergli di lavorare. Vero è che non siamo andati in Qatar per due rigori sbagliati e un po' di sfortuna, ma la storia della nostra Nazionale insegna che dopo una grande vittoria bisogna fare qualcosa in più, e parlo di tutte le componenti, non solo dell'allenatore. Che però mi sembra tornato quello che conoscevo".
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