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Nel caso, essendo i tempi di prescrizione Uefa di 5 anni, sarebbe possibile l’apertura di un’inchiesta retroattiva di Nyon per la violazione delle regole sulla multiproprietà: solo a partire dalla prossima edizione delle coppe non più contigue (cioè senza più retrocessioni dall’una all’altra) lo stesso proprietario o azionista “con influenza decisiva” potrà infatti controllare più di un club, a patto che le squadre partecipino a competizioni diverse.
Un altro argomento delicato, messo a fuoco dalla GdF, riguarda il potenziale riassetto societario in vista dell’ingresso di un nuovo investitore. Nel documento uscito da Casa Milan — quante crepe in via Aldo Rossi sull’interesse di investitori arabi, anticipato da Repubblica — si prefigurano addirittura le future quote: al nuovo socio il 41,7% tramite il riacquisto per 487.5 milioni dell’80% del famoso “vendor loan”, il finanziamento concesso da Elliott a RedBird per rilevare il club.
Ma il Milan ha un guaio per certi versi ancora più serio. Da ieri tutta la sua dirigenza all’americana, che ha estromesso Maldini e Massara per varare la nuova politica societaria, appare più debole: soprattutto l’ad Furlani e l’azionista di maggioranza Cardinale. Il quale si è autodipinto, nei forum organizzati ad hoc senza domande scomode, come il vate di un calcio ipermoderno, fatto di stadi fantasmagorici, e ha investito Ibrahimovic del ruolo di suo plenipotenziario. Ora si fa un po’ più di fatica a credergli", aggiunge Repubblica.
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